sabato 12 agosto 2017

Stati Uniti
L'Osservatore Romano
 
Gli Stati Uniti non escludono l’opzione militare per affrontare la delicata situazione in Venezuela. Lo ha detto il presidente Donald Trump rifiutando al contempo un colloquio con il capo del governo di Caracas, Nicolás Maduro, fino a quando nel paese non sarà ripristinata la democrazia. Parole dure che fanno eco alle ripetute denunce arrivate da tutto il mondo contro Caracas prima e dopo l’insediamento dell’assemblea costituente.

Al termine di un incontro con il segretario di stato Rex Tillerson e la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Onu Haley, Trump ha ribadito che la Casa Bianca sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela che «non è così lontano e la gente nel paese sta soffrendo e morendo».
L’opzione militare evocata da Trump è una «pazzia» e un atto di «estremismo», ha commentato il ministro della difesa venezuelano Vladimir Padrino López, annunciando al contempo che i due militari che hanno guidato l’assalto compiuto domenica contro la base Fuerte Paramacay, a Valencia, sono stati catturati.
Da parte sua Maduro continua a ignorare le critiche e a sfidare la comunità internazionale, rafforzato dalla contestata assemblea costituente che lui stesso ha promosso, e che ha esautorato il parlamento dove l’opposizione ha la maggioranza.
Nelle ultime ore è intervenuto anche il responsabile del Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite, Jens Modvig, che ha annunciato la richiesta di un incontro con le autorità venezuelane per discutere «il deterioramento dei diritti umani nel paese», alla luce del rapporto diffuso due giorni fa dall’Alto commissariato per i diritti umani. All’Onu si è aggiunta anche l’Organizzazione degli stati americani (Osa), il cui segretario, Luis Almagro, ha annunciato di disporre di «prove sufficienti» che dimostrano come Maduro abbia «commesso e commette ancora crimini di lesa umanità in Venezuela» e ha annunciato che promuoverà una denuncia al Tribunale penale internazionale (Tpi).
Il governo di Caracas ha respinto il rapporto Onu, accusando l’organismo di «ingannare platealmente la comunità internazionale sugli atti di violenza perpetrati dall’opposizione venezuelana dallo scorso aprile». In quanto ad Almagro, Maduro sostiene che l’ex ministro degli esteri uruguayano sia in realtà un agente della Cia pagato per danneggiare la sua immagine. In un lungo discorso tenuto davanti all’assemblea costituente, il presidente venezuelano ha denunciato di essere vittima di attacchi da ogni direzione: l’opposizione che promuove «violenza fascista», i paesi della regione, che «vogliono imporci un blocco», gli Stati Uniti, che finanziano «terroristi paramilitari» e la «borghesia parassitaria» che sarebbe la vera responsabile della crisi economica del paese.
Il discorso è stato molto applaudito, ma sul fronte internazionale le parole di Maduro hanno ulteriormente acuito la tensione, in particolare con il Perú che ha deciso di espellere l’ambasciatore venezuelano. Caracas ha risposto adottando la stessa misura nei confronti del rappresentante diplomatico di Lima.
L'Osservatore Romano, 12-13 agosto 2017.